La Cittadella di Alessandria un luogo unico al mondo

La Cittadella di Alessandria, dichiarata monumento nazionale nel 1943, costituisce uno dei più grandiosi monumenti europei nell’àmbito della fortificazione permanente del XVIII secolo, uno dei pochi ancora esistenti e sicuramente uno dei meglio conservati in Europa. È l’unica fortezza di pianura costruita dai Savoia nel XVIII secolo ed è l’unica fortezza europea ancora oggi inserita nel suo contesto ambientale originario: non esiste uno schermo di case che chiude la visuale dei bastioni, o una strada ad alta percorrenza a circondare i fossati.

La Cittadella di Alessandria, fortezza di primo rango, venne concepita per funzionare da sbarramento dei transiti militari della “Strada di Fiandra“. È un perfetto esempio di fortificazione alla moderna, si compone di sei fronti bastionati forniti di cavalieri, collegati da spesse cortine rettilinee e percorsi da gallerie e casematte. Tra le meglio conservate d’Italia, sorge sulla sponda sinistra del fiume Tanaro, nel comune di Alessandria.

Dal 2006 la cittadella (già monumento nazionale) è stata inserita nella “Tentative List” per la candidatura alla Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO.

L’area della città Alessandria è stata da sempre destinata ad essere una terra di confine con una vocazione strategico-militare. Dal XIV secolo si è unita ai Visconti di Milano contro il Monferrato e Asti, con gli Sforza poi nel XV secolo, e conseguentemente sotto il dominio spagnolo dopo fino a tutto il XVII secolo.

Al termine della Guerra di successione spagnola con il Trattato di Utrecht del 1713, al Duca di Savoia Vittorio Amedeo II, che rinunciò alle sue pretese su Milano, furono cedute le province di Alessandria e di Valenza e le terre tra il Po e il Tanaro, come ricompensa per essersi schierato al fianco dell’Impero asburgico. La città di Alessandria già dal 1707 era stata ufficialmente annessa ai territori dei Savoia. Tutto ciò aveva comportato l’acquisizione di 4.000 chilometri quadrati di nuovi territori, di 250.000 abitanti e di un gettito fiscale annuo di 1,2 milioni di lire. Le nuove acquisizioni aumentarono di un ottavo il territorio sotto il suo controllo, di un quinto la popolazione e di un decimo le entrate dell’erario. Si trattava di confini e conquiste da controllare e difendere. La situazione rimase sostanzialmente immutata sino al 1728, quando fu deciso lo stanziamento di Lire 421.642 che “dourà essere impiegata in Allessandria. Per la costruzione d’una Cittadella in Borgolio secondo la Pianta, che sarà determinata da S.M.1.

Al fine di soddisfare le esigenze di difesa del nuovo stato sabaudo, è stato deciso di costruire un’imponente fortezza destinata a funzionare da sbarramento dei transiti militari che percorrevano la “Strada di Fiandra”, l’antica via militare spagnola che collegava i porti di Genova, Savona e Finale Ligure con i Paesi Bassi.

La Cittadella rientrava in un più vasto piano difensivo che comprendeva il Forte di Bard (per il controllo del Piccolo e Gran San Bernardo), il Forte della Brunetta a Susa, il Forte di Fenestrelle in val Chisone. Già esistenti c’erano le fortezze di Cuneo,di Saorgio e il Forte di Ceva nella valle del Tanaro. La Cittadella sarebbe così divenuta l’elemento centrale della capillare rete difensiva savoiarda.

Innalzata su progetto di Ignazio Bertola è a pianta stellare. L’architetto Bertola mise a frutto l’esperienza vissuta per l’assedio di Torino del 1706, durante il quale si rese conto dei difetti e delle lacune dell’impianto difensivo torinese ormai obsoleto rispetto alla tecnologia militare a lui contemporanea. La sua costruzione, voluta da Vittorio Amedeo II di Savoia ed edificata da Carlo Emanuele III di Savoia, re di Sardegna, ebbe inizio a partire dal 1732. L’appalto per la costruzione della cittadella è del 24 maggio 1732 e la posa della prima pietra il 4 settembre 1732; in questo documento sono elencate le norme da tenere nell’esecuzione dei lavori, vidimate dal Bertola. Lo stesso anno venne eletto come sovrintendente alla fabbrica il maggiore Francesco Ludovico Villencourt, in servizio dal 1729 al 1739 presso le piazzeforti di Alessandria, Casale e Valenza. Il marchese Roero di Cortanze, governatore della città, inaugurò il cantiere il 17 settembre 1732.

Sulla costruzione della cittadella vi era stato comunque un lungo dibattito dal quale emersero alcuni problemi. Il primo era di natura diplomatica: “nasceva la prima dalle gagliarde opposizioni, che prevedevansi inevitabili per parte del Gabinetto di Vienna, imperocchè in vigore della convenzione stipulata con fu Imperatore Giuseppe I nell’atto della cessione d’Alessandria alla R. Casa di Savoia, erasi stabilito che questa Città dovesse mantenersi nello stato in cui venia ceduta, senza aumento di fortificazioni“. Effettivamente il Trattato di Torino dell’8 novembre 1703, siglato tra Vittorio Amedeo II e l’imperatore Leopoldo I, prevedeva al punto VI la cessione di Alessandria e di Valenza. Ma il punto VIII del documento stabiliva, senza ombra di dubbio, che le città di Valenza e di Alessandria non sarebbero potute essere rinforzate così come quelle di Mortara, “relicto simplici muro” e di Casale. Denunciare il trattato era impossibile, in quanto su di esso si basavano le rivendicazioni e le acquisizioni territoriali ottenute al tavolo della pace di Utrecht nel 1713. Nel frattempo, comunque, la tutela franco-britannica metteva abbastanza al sicuro Torino da ritorsioni austriache.

Il secondo problema consisteva nella discrepanza di pareri circa al modo, ed al sito cui avesse a intraprendersi la nuova costruzione. Al termine del dibattito la scelta ricadde sull’edificazione della cittadella interamente a scapito dell’antico quartiere di Bergoglio, motivata al fine dal pensiero dell’architetto Bertola.

Questa scelta provocò una decisa rivoluzione urbanistica: questo perché il quartiere sarebbe stato troppo esposto ad attacchi divenendo un potenziale pericolo in caso di attacco nemico. Non va dimenticato che il progetto per la costruzione della cittadella prevedeva come necessità anche una grande area esterna, la cosiddetta “spianata” o spalto.

Il terreno paludoso di Borgoglio dovette essere rafforzato attraverso speciali sistemi di consolidamento del terreno, in particolare per le opere di fondazione delle murature di bastioni e cortine, e degli edifici interni. Questi sistemi, i pilotaggi, consistevano in una fila di pali lignei armati da punte di ferro, conficcati nel terreno, uniti tra loro da catene di ferro.

L’intenzione di realizzare la nuova Cittadella e i primi lavori di costruzione furono tenuti nascosti al governo austriaco, l’antico alleato: gli accordi con la Corte di Vienna vietavano infatti che si rafforzassero le fortificazioni di Alessandria, cosicché si giustificò l’inizio dei lavori con la necessità di proteggere il quartiere di Borgoglio dalle piene del Tanaro. I due sopralluoghi ordinati dall’Imperatore d’Austria Carlo VI non riuscirono a svelare la vera natura delle opere intraprese, anche grazie al fatto che si rinviò il più possibile la demolizione degli edifici del Borgoglio, usati come schermo: furono abbattuti quando i sei bastioni pentagonali della fortezza svelarono definitivamente le reali intenzioni dei piemontesi.

I lavori durarono all’incirca quattordici anni: nel 1745 la fortezza era completa nelle sue componenti principali della complessa struttura difensiva. La cittadella venne dotata di armi e viveri necessari ai reparti […] per aver ogni cosa in pronto e servirsene all’occasione di assedio atteso l’incamminamento dei Galli-spani verso quella piazza […] All’interno dell’esagono fortificato gli edifici civili di Bergoglio furono gradualmente demoliti per far posto ai nuovi quartieri militari: nel 1728 Vittorio Amedeo II aveva ordinato la sua demolizione e i lavori durarono quattro anni. Gli abitanti furono costretti a trasferirsi nel contado e sulla riva opposta del fiume mentre i nobili di Bergoglio ricostruirono le proprie residenze all’interno delle mura cittadine. Agli abitanti e ai nobili si sostituì una guarnigione militare sempre più numerosa.

Nasce così un’immensa fortezza che si estende su circa 60 ettari il cui lato più lungo è parallelo alla asse del fiume. La Cittadella si trova a nord-ovest della città di Alessandria sulla sponda sinistra del fiume Tanaro. È la zona più bassa del Piemonte a circa 90 metri sul livello del mare.

La Cittadella è collegata alla città tramite un ponte, ricostruito tra il 2011 e il 2016 dall’architetto Richard Meier. In passato il ponte era in pietra e coperto da un tetto in coppi. Il corpo di piazza è circondato da un ampio fossato, protetto da tenaglioni, rivellini, controguardie e ridotte. Vi si accede da un lungo ponte di pietra che conduce a ad una grande area circondata da edifici a più piani disposti secondo l’asse dell’antico quartiere di Bergoglio, tutti coperti da resistenti terrapieni costruiti tra il 1749 e il 1831.

Note

  1. ASTO, Corte, Materie Militari, Intendenza Generale Fabbriche e Fortificazioni, Mazzo 1 d’addizione, Ristreto del speso dalli 26 Febraio 1727 sino al giorno 23 maggio attorno le fortificazioni di questa città di Alessandria.